Giacomo Leopardi

Eccovi alcuni video su Leopardi.

In questo video avrete una breve e divertente sintesi della sua vita.

Qui invece potrete ascoltare come un bravo attore, Elio Germano, recita “L’infinito” nel film “Il giovane favoloso” di Mario Martone.

Infine, guardate anche quest’ultimo brano, anch’esso tratto dal film “il giovane favoloso”, in cui conoscerete un Leopardi pieno di entusiasmo e di voglia di vivere che si ribella alle convenzioni e a quella che lui chiama vile prudenza, impostagli dalla famiglia e dalla piccola città di provincia in cui vive.

 

Ugo Foscolo

Abbiamo parlato di Ugo Foscolo a scuola e abbiamo individuato alcuni dei temi fondamentali della sua opera:

1. la passione politica e la delusione napoleonica seguita al trattato di Campoformio (1797).

2. Il dolore derivato dall’esilio e dalla lontananza dalle sue radici;

3. la consapevolezza che morirà lontano dai suoi cari lo porta a pensare che il sepolcro sia quel luogo che permette di mantenere un legame fra i defunti e i vivi e che la morte può essere meno dura se i vivi visitano la tomba di chi non c’è più. Si può sopravvivere alla morte solo se qualcuno conserva la memoria dei defunti.

4. Nelle opere di U. Foscolo ci sono anche molti temi che caratterizzano il Neoclassicismo e il Romanticismo:

a. forti passioni e sentimenti;

b. l’interesse per l’antichità e per i grandi del passato;

c. il fascino nei confronti della grandezza della natura.

Qui di seguito trovate i brani tratti dal romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis che abbiamo visto a scuola.

U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802)

Le ultime lettere di Jacopo Ortis è il titolo di un romanzo epistolare, cioè formato da lettere (epistole), in cui si possono trovare molti dei temi che ricorrono nelle opere di Ugo Foscolo.

Alcuni di questi temi non sono solo caratteristici di Ugo Foscolo, ma anche dei giovani della sua generazione che sono impressionati dal potere della natura, dal desiderio di compiere gesti eroici e dall’amore per la propria patria e per la libertà.

In alcuni punti si ritrovano anche episodi della vita stessa dello scrittore e alcuni aspetti del suo carattere.

Da’ Colli Euganei, 11 ottobre 1797 (a Lorenzo Aldighieri)

Il sacrificio della patria nostra è consumato; tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so: ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi mi opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lacrime le ho ubbidito e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, le più feroci. (…)

Tu mi fai raccapricciare Lorenzo; quanti sono dunque gli sventurati? (…) Per me segua che può. Poiché ho disperato della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra le braccia straniere; il mio nome sarà compianto da pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie (…)

26 ottobre

La ho veduta, la divina fanciulla; e te ne ringrazio. La trovai seduta miniando il proprio ritratto. Si rizzò salutandomi come se mi conoscesse (…).Io tornava a casa col cuore in festa- Che? Lo spettacolo della bellezza basta forse a addormentare in noi tristi mortali tutti i dolori? Ma se io sono predestinato ad avere l’anima perpetuamente in tempesta?

 28 ottobre

(…) L’altr’ieri mi svegliava proponendomi di scriverti: e senza accorgermi mi trovava fuori casa.

Piove, grandina, fulmina: penso di rassegnarmi alla necessità, e di giovarmi di questa giornata d’inferno, scrivendoti.

Sei sette giorni addietro s’è iti in pellegrinaggio (…) siamo andati a vedere la villa di Petrarca a Arquà.

Parea che la Notte fuggita dalle tenebre e dalle stelle fuggisse dal Sole, che uscia nel suo immenso splendore dalle nubi d’oriente quasi dominatore dell’universo; e l’universo sorridea. Le nuvole dorate e dipinte a mille colori salivano su la volta del cielo che tutto sereno mostrava quasi di schiudersi per diffondere sovra i mortali le cure della Divinità. Io salutava a ogni passo la famiglia de’ fiori e dell’erbe.

Venerdì ore 1 (25 marzo)

E tu, Lorenzo mio –leale e unico amico- perdona. Non ti raccomando mia madre; ben so che avrà in te un altro figliuolo. O madre mia! Ma tu non avrai più il figlio sul petto del quale speravi di riposare il tuo capo canuto- né potrai riscaldare queste labbra morenti co’tuoi baci? E forse tu mi seguirai! E io vacillava o Lorenzo. (…)

Torno a te mia Teresa. Se mentre io viveva era colpa per te l’ascoltarmi: ascoltami almeno in queste poche ore che mi disgiungono dalla morte; e le ho riserbate tutte a te e a te sola. (…) Ah se un giorno tu passerai senza gettare un’occhiata su la terra che coprirà questo giovane sconsolato- me misero! io avrei lasciato dietro a me l’eterna dimenticanza anche nel tuo cuore!(…)

(A Lorenzo) Fa ch’io sia sepolto, così come io sarò trovato, in un sito abbandonato, di notte, senza esequie, senza lapide, sotto i pini del colle che guarda la chiesa. Il ritratto di Teresa sia sotterrato col mio cadavere.

25 Marzo 1799

(…) S’era piantato un pugnale sotto la mammella sinistra (…) La ferita era assai larga e profonda; e sebbene non avesse colpito il cuore; si affrettò la morte lasciando perdere il sangue che andava a rivi per la stanza. Gli pendeva dal collo il ritratto di Teresa tutto nero di sangue, se non era alquanto pulito nel mezzo. (…) Mi mancava il pianto e la voce. Teresa visse in tutti que’ giorni  fra il lutto de’suoi in un mortale silenzio. La notte mi strascinai dietro al cadavere che da tre lavoratori fu sotterrato sul monte de’pini.

 

Esercizi

Sottolinea sul testo quelle parti in cui ricorrono i temi elencati nell’introduzione, suddividili per tema e illustrali sul quaderno.

Per ripassare la vita dello scrittore vedi questo video.